spirito… parole di notte… foto per unire the street e la talpa imperia unica # “Parole di Lulù”: concerto per la figlia di Niccolò Fabi‎ – by guido arci camalli

spirito spirito affino libero di pensare libero di essere vivo spirito di erba spirito di viaggio….

spirito notturno….. eterno misterioso…. affino

spirito…. eterno ….. uno spirito…. notturno…

imperia di notte… imperia senza passato?

un passato lungo 80 anni

un passato lungo di eterni ….. eterni locali… pieni

di assai gente… di assai misteri…

uno spirito… spiritoso… che nella notte sfugge… fugge

attira respira… traspira…. sussura.. al cliente.. del bar

siamo sempre sul sorriso…. unici ma veri

ma qui una foto vuol dire molto…

una voce è lontana dal tuo rione…

ma imperia è unica… sempre un lotta..

per essere … per diventare…un sorriso è di sinistra…

suonano alla talpa… come  a the street
imperia che vive … che non deve mai morire…

ma trovi i fiori al dams di imperia…quei capelli da dams… che vidi…

ma quelle teste immezzo al dams… imperia che vive

imperia che sorride… e mai arrestra… mai si distacca

imperia unika… vitalità… imperia unika sensualità

imperia polemica… imperia libera.. senza…. o con

imperia e suoi centri sociali del passato..

imperia che mai si ferma…

mai si arrende… e mai si pente..imperia d’estate..

imperia d’inverno… FORZA IMPERIA

chau lulu…..

Parole di Lulù: Concerto per la figlia di Niccolò Fabi

“Parole di Lulù”: concerto per la figlia di Niccolò Fabi
“Parole di Lulù”: concerto per la figlia di Niccolò Fabi
MAZZANO ROMANO (Rm) – Si è svolto ieri a Casale sul Treja, il concerto “Parole di Lulù” organizzato da Niccolò Fabi per ricordare la figlia Olivia morta lo scorso luglio, “l’esperienza più inaccettabile, orrida, ingiusta e innaturale che un essere umano può vivere”. Queste le parole attraverso le quali il cantante provò a descrivere nella sua lettera pubblicata sul suo profilo di facebook, il dolore per la scomparsa della sua piccola Lulù, morta per una meningite fulminante.
Un concerto quello di ieri che ha coinvolto grandi artisti della musica italiana legati a Niccolò.
Un evento in nome della solidarietà con una raccolta di fondi a favore del Cuamm, una ong che lavora in Africa e che sta portando avanti un progetto per un ospedale pediatrico in Angola.
Ad ascoltare le “Parole di Lulù” diecimila persone alle quali Fabi ha rivolto queste parole: “Tutto quello che c’era da dire è stato già detto. Mi pare che la giornata stia cominciando nel modo migliore e andremo avanti fino a che avremo le forze per suonare”.
Erano le tre del pomeriggio e da quel momento è stato un crescendo di musica ed emozioni date dai brani di successo interpretati dagli artisti presenti.

A ricordare Lulù nel giorno del suo compleanno (proprio ieri avrebbe compiuto 2 anni) c’erano:
Manuel Agnelli, Roberto Angelini, Awa Ly, Claudio Baglioni, Luca Barbarossa, Paolo Belli, Samuele Bersani, Alex Britti, Collettivo Angelo Mai, Marco Conidi, Pier Cortese, Simone Cristicchi, Teresa De Sio, Stefano Di Battista, Cristina Donà, Elisa, Marco e Claudio Fabi, Alberto Fortis, Roberto Gatto, Max Gazzé, Mauro Ermanno Giovanardi, GnuQuartet, Lorenzo Jovanotti, Fiorella Mannoia, Franco Mussida, Neri Marcoré, Rita Marcotulli, Pino Marino, Mokadelic, Gianni Morandi, Roy Paci, Pacifico, Pilar, Danilo Rea, Marina Rei, Enrico Ruggeri, Olivia Salvadori e Sandro Mussida, Samuel e Boosta, Giuliano Sangiorgi, Daniele Silvestri, Cecilia Syria, Tosca, Paola Turci, Paolo Vallesi, Velvet.

(Foto dalla rete)

31/08/10 15:25
Amalia Coletta

fonte


  • Parole di Lulù”: concerto per la figlia di Niccolò Fabi‎ –



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    viver …. precarissima 2010… by guido arci camalli

    un incognita è vivere….

    trentun agosto… si vive di aria se la voi

    davvero…?

    foto di casales….

    essi vivono in una piatta esistenza..

    essi piangono…… e ridono confusi…

    piscitelli al ferrocarill…

    ma son membri di precarissima 2010..

    paurosi… invisciati… non disoccupati

    san pensare i precari di precarissimaA

    2010… ESSI vivono e non vivono..

    vivon di speranze….

    arci brixton di alassio

    ma si illudon i precari?

    spesso al inizio… ma non si abituamo…

    quello mai….

    lottano e soffrono … coraggosi più

    di me…

    forza gelmini

    notizie dei lavori nella mia via?

    presto saprete

    uffi uffi

    notizie dal mondo va

    Con il termine precariato si intende, generalmente, la condizione di quelle persone che vivono, involontariamente, in una situazione lavorativa che rileva, contemporaneamente, due fattori di insicurezza: mancanza di continuità del rapporto di lavoro e mancanza di un reddito adeguato su cui poter contare per pianificare la propria vita presente e futura; con questo termine si intende fare altresì riferimento al cosiddetto lavoro nero e al fenomeno degenerativo dei contratti c.d. flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro parasubordinato). Occorre rilevare che sebbene flessibilità e precariato siano due fenomeni solo indirettamente correlati, ma non sovrapponibili e assimilabili, si caratterizzano entrambi per l’espansione delle forme contrattuali atipiche.
    All’interno degli schemi contrattuali c.d. flessibili, il precariato emerge quando si rilevano contemporaneamente più fattori discriminanti rispetto alla durata, alla copertura assicurativa, alla sicurezza sociale, ai diritti, all’assenza o meno dei meccanismi di anzianità e di Tfr, al quantum del compenso ed al trattamento previdenziale. Il precariato si connota soprattutto come compressione dei diritti del lavoratore dentro gli schemi del mercato del lavoro e limitazione, quando non violazione, dei diritti d’associazione sindacale. Soprattutto il precariato intacca la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale.

    La presenza in Italia di redditi mediamente più bassi, sia in valore assoluto che in termini di potere d’acquisto rispetto per es. agli altri paesi dell’Unione Europea pre-2004 o agli USA, che risulta solitamente ancora più accentuata proprio tra i lavoratori precari, comporta peraltro l’impossibilità di accumulare sufficienti risparmi per affrontare in sicurezza i periodi di disoccupazione e ricerca di nuovo lavoro successivi ad un mancato rinnovo del contratto (condizione invece abituale in quei paesi dove i redditi sono mediamente più alti soprattutto tra i lavoratori flessibili), esponendo quindi il lavoratore al rischio di dover accettare giocoforza lavori ancora più flessibili e meno renumerativi dei precedenti pur di avere un reddito con cui provvedere alla propria sussistenza, creando quindi una forma di retroazione che accentua ulteriormente l’insicurezza e gli altri problemi derivanti dalla precarietà.

    Il tema del precariato è di difficile misurazione statistica a causa di vari elementi, primo fra tutti il fatto che nel momento in cui la flessibilità nel mercato del lavoro ha iniziato ad aumentare non erano ancora disponibili specifici strumenti di rilevazione che consentissero di valutare i possibili fenomeni degenerativi di questa realtà. È questa la valutazione da cui occorre partire per capire il motivo delle differenti opinioni e valutazioni sul fenomeno, anche perché non esiste ancora una definizione scientifica o pacifica di precariato che metta d’accordo le varie sensibilità.

    In un contesto lavorativo come quello italiano, essere precari significa non poter mettere a frutto il proprio titolo di studio – che ai fini reddituali risulta del tutto ininfluente – significa dequalificare il proprio profilo personale. Significa soprattutto incrementare i profitti delle imprese e comprimere i redditi, senza per altro offrire i benefici della flessibilità.

    Precariato e mobilità

    Spesso si confonde erroneamente la mobilità col precariato: in realtà, mentre la mobilità consente al lavoratore di investire su una professione o comunque costruire una propria carriera pur spostandosi da un settore all’altro sia all’interno di uno stesso ente sia da azienda a azienda accresce il proprio valore professionale senza perdere i benefici maturati, il precariato, al contrario, è costituito da una serie di contratti a termine che non cumulano nel tempo vantaggi economici o professionali perché non consentono al lavoratore di progredire nel proprio cammino professionale. La loro funzione dunque non contribuisce alla facilità d’impiego ed alla professionalizzazione, bensì sgretola in una sequela di impieghi poco remunerati e poco professionalizzanti il percorso lavorativo.

    Il lavoratore precario che detiene una partita IVA o è comunque riconosciuto come libero professionista nelle varie tipologie contrattuali solo raramente è adeguatamente remunerato. Spesso il lavoratore precario che ha una partita IVA, si è visto costretto ad aprirla per permettere all’impresa che lo fa lavorare di non dover avere con lui alcun tipo di rapporto dal punto di vista previdenziale. La gran parte delle partite IVA aperte da precari, in questo modo, risultano solo da una precisa volontà di evasione contributiva da parte della controparte padronale. Il fatto di detenere una partita IVA, da un punto di vista economico, infatti, non costituisce alcuna garanzia di solvibilità, come si incaricano di dimostrare le banche quando un precario si rivolge loro. Che la sua professione non offra solide garanzie per il suo futuro appare talmente evidente ad una banca che quando questi vi si rivolge per chiedere un prestito od un mutuo, questi vengono negati perché il richiedente non può fornire solide garanzie di sicurezza economica.

    Anche a parità di remunerazione economica, il lavoratore precario difficilmente potrà avere una famiglia propria senza altri aiuti, riproducendo meccanismi familistici deteriori, o di nuovo rivolgendosi al “mercato” del secondo lavoro, in nero. Il precario medio, secondo le cifre del sindacato, è infatti single (uomini e donne) più per necessità che per scelta. In quanto slegato da legami familiari, il precario, uomo o donna che sia, è infatti più appetibile per il mercato del lavoro, in quanto ha meno vincoli e non ha praticamente tutele di alcun tipo. È il lavoratore più ricattabile, sfruttabile e facilmente licenziabile. Le donne precarie sono discriminate dalle imprese due volte: in quanto precarie, ed in quanto donne (a molte donne vengono illegalmente chieste al momento dell’assunzione, anche a tempo indeterminato, analisi che dimostrino che non sono incinta) per il “costo” della maternità, che è in realtà un diritto sancito dallo statuto dei lavoratori.

    Al contrario, questo problema non si pone con la mobilità, che è anzitutto una libera scelta del lavoratore e spesso è vantaggiosa per lo stesso datore di lavoro: una persona che sceglie di occupare una mansione alla quale è più adatta può liberare il vecchio posto in cui rendeva meno per altre persone in attesa di impiego, aumentando nel contempo la produttività dell’azienda. Pur usufruendo di contratti a tempo determinato, può maturare diverse esperienze in seno ad aziende diverse, anche se la pianificazione di un percorso professionale risulta vantaggiosa nella misura in cui il potere contrattuale del lavoratore è forte e tale da imporre al datore di lavoro sostanziali modifiche al contratto che tutelino meglio i diritti e benefici del prestatore d’opera. I modi in cui si dà oggi la mobilità in Italia, però, non garantiscono certo un adeguato potere contrattuale da parte del lavoratore.

    L’incertezza legata al contratto a progetto o al precedente contratto di collaborazione coordinata e continuativa (spesso abbreviato con “co.co.co”, e attualmente non più consentito tranne che nelle pubbliche amministrazioni), spesso utilizzati per dare vita a forme di precariato, consente al datore di lavoro, il quale rinnova per diversi anni la stessa collaborazione, di aggirare il problema del licenziamento e di mettere in atto un evidente risparmio contributivo e salariale. Infatti è sufficiente attendere la scadenza del contratto (necessariamente ravvicinata nel tempo, di solito entro l’anno solare) e limitarsi a non assumere il lavoratore l’anno successivo.

    Il datore di lavoro non è infatti tenuto a motivare una mancata assunzione in quanto il contratto non costituisce un periodo di prova, ma un lavoro a termine. Anche se il lavoratore che dia buona prova delle sue capacità è spesso assunto nuovamente gli anni successivi, non necessariamente con stipendio maggiore (come avverrebbe con l’aumento di anzianità in caso fosse un lavoratore dipendente), in molti casi non lo saprà che poco prima dell’effettiva chiamata, il che rende difficile pianificare in anticipo le proprie scelte professionali e di vita.

    Il precariato in cifre

    Uno studio condotto da due ricercatori (dell’Istituto per lo Sviluppo della Formazione dei Lavoratori) e dell’Istituto Nazionale di Statistica, rispettivamente) quantifica alla fine del 2006 in circa 2.809.000 i lavoratori con forme contrattuali “precarie”, a cui andrebbero sommati ulteriori 948.000 lavoratori provenienti da esperienze lavorative “precarie” terminate ed in cerca di nuova occupazione, per un totale di 3.757.000 lavoratori. Nel loro studio i due ricercatori evidenziano anche che non sempre un periodo di lavoro flessibile diviene l’anticamera a forme contrattuali più stabili, ma che anzi con il passare del tempo dall’introduzione di queste forme lavorative “il tasso di conversione di occupazioni precarie verso lavori stabili è sempre più basso e il momento della trasformazione del contratto sempre più posticipato nel tempo” e che tra i precari non sono presenti solo giovani alle prime esperienze lavorative, ma vi è anche una “non trascurabile” presenza di over-40.

    Il 18 gennaio 2007, nel corso di una audizione in Commissione Lavoro della Camera (nell’ambito dell’indagine conoscitiva Sulle cause e le dimensioni del precariato nel mondo del lavoro ancora in corso) l’ispettore capo della Ragioneria Generale dello Stato, Giuseppe Lucibelli, ha illustrato dei dati dai quali emerge che le tipologie di lavoro diverse dal rapporto di lavoro a tempo indeterminato (lavoro a tempo determinato, lavoratori socialmente utili, contratti di lavoro interinale e di somministrazione, collaborazioni coordinate e continuative ed incarichi di studio, consulenza e ricerca) nel pubblico impiego sono quantificabili in: 103.349 contratti a tempo determinato, 4.786 contratti di formazione lavoro, 9.067 contratti di somministrazione di manodopera, e 34.457 lavoratori socialmente utili. Ad essi si aggiungono i circa 200 mila cosiddetti «precari storici» della scuola, laddove per precari storici si intendono i docenti inseriti nelle graduatorie per concorsi e titoli – dalle quali si attinge circa il 50 per cento – e quelli delle graduatorie permanenti della legge n. 124 del 1999, che sono comunque soggetti in possesso di abilitazione, o perché hanno conseguito l’idoneità in base a una procedura concorsuale nelle scuole speciali (cosiddette SIS) o in analoghi istituti.

    Il precariato può venire definito fiscalmente come le persone che non hanno altra assicurazione, quindi esclusi per esempio i professionisti appartenenti ad ordini, gli artigiani. È una delle principali voci che determinano l’attivo dell’INPS. In particolare, i lavoratori precari hanno finora contribuito 33 miliardi di Euro, che sono stati impiegati per colmare il disavanzo dell’INPS. L’attuale attivo di cassa imputabile ai precari è di 5,6 miliardi di Euro, che non verranno impiegati per il pagamento di pensioni ai precari, anzi, la finanziaria del 2007 avrà come effetto quello di estrarre circa un miliardo di Euro dai precari attraverso un incremento di 5,3 punti della contribuzione INPS e alla soppressione della fascia di esclusione. A titolo esemplificativo la contribuzione INPS a carico di artigiani e commercianti è inferiore rispetto a quella richiesta ai precari: 19,5% e 20% contro il 23,5% dei precari.

    Tipologie

    Il precariato investe una grande varietà di professioni, dall’agricoltura all’industria al settore dei servizi, attraverso uno spettro molto vario di fasce sociali.

    Scuola

    Come risulta dal conto annuale della Ragioneria generale dello Stato sarebbero circa 200.000 i precari storici della scuola.

    Lavoro interinale

    Il lavoro interinale (o lavoro temporaneo, oggi sostituito dalla somministrazione di lavoro) è stato introdotto dalla legge 24 giugno 1997, n.196 (c.d. paccheto Treu, oggi abrogata dal D. lgs. n° 276/2003). Essendo un contratto di fornitura di lavoro temporaneo, quando rinnovato più di una volta potrebbe fornire a un’azienda un valido pretesto per mascherare una posizione lavorativa subordinata e legata ad un fabbisogno non di carattere temporaneo ma stabile, creando altre situazioni di precarietà. Emergerebbero infatti fattori di insicurezza sociale legati soprattutto al versamento dei contributi pensionistici ed altri benefici importanti. Molti corsi di formazione rivolti all’inserimento (o al reinserimento) di fasce professionali a rischio (in Italia, laureati in facoltà umanistiche, operai non specializzati, donne, immigrati, portatori di handicap) prevedono un tirocinio formativo presso un’azienda. Ma non sempre il contratto è rinnovato alla fine del corso di formazione, o si trasforma spesso in lavoro interinale di durata limitata.

    Lavori socialmente utili

    I lavori socialmente utili sono l’unica tipologia di lavoro che una consolidata giurisprudenza del Consiglio di Stato qualifica come lavoro sicuramente precario.

    Fonte

    Precariato. Cosè?

    precarissima 2010 Imperia: precari come sagome di cartone, bersagliate dai proiettili della “Gelmini” /ALLEGATI FOTO LE ULTIME DELLA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI DEL ARTISTICO.. PRECARISSIMA 2010 APERTE LE ISCRIZIONI…. BY GUIDO ARCI CAMALLI DAJE ARCI CAMALLI

    DOPO MAFIOSISSIMA 2010 ECCO ARRIVA

    precarissima 2010

    come si gioca…. è semplicissimo

    devi essere un precario..

    ed è facile… ormai mezza gioventù

    lo è

    poi… se vuoi… ci son distinzioni…

    precario scolastico… precario a chiamata

    …. precario… che dopo 2 minuti via…

    è facile… dipende dai datori di lavoro

    poi… il precario.. non può fare sindacato

    essendo precario… poi ogni mese….

    si fà a turno… per andare da cribbio..

    per lavorare da lui…. occhio che pulire

    le sue scarpe costa assai… oppure leggte

    che fanno ad imperia… ops sorry lo

    fregato alla riviera 24… ma c’è la fonte

    non è un furto… hihi

    ma curioso avvenimento … imperiese..

    i precari che fan cartoni… SI SON ROTTE

    LE SCATOLE HIHI

    Imperia: precari come sagome di cartone, bersagliate dai proiettili della “Gelmini” /ALLEGATI

    Imperia – Sagome di cartone, simulacri del precario tipo, sballottato da un impiego all’altro con lunghi intermezzi da disoccupato, sono state bersagliate da palle di cartone recanti scritte le ‘massime’ e i provvedimenti della ‘ riforma Gelmini’.

    Manifestazione di precari questa mattina a Imperia, presso l’Istituto superiore per ragionieri e geometri “Ruffini” in via Terre Bianche. A margine delle nomine per i supplenti annuali tenutasi all’interno del plesso scolastico circa 30 appartenenti al Coordinamento insegnanti Provincia di Imperia hanno inscenato una simpatica, ma pungente, rappresentazione. Sagome di cartone, simulacri del precario tipo, sballottato da un impiego all’altro con lunghi intermezzi da disoccupato, sono state bersagliate da palle di cartone recanti scritte le ‘massime’ e i provvedimenti della ‘ riforma Gelmini’.

    “Innanzitutto voglio sottolineare come la nostra iniziativa abbia raccolto il plauso e la solidarietà di praticamente tutti i presenti alle nomine – esordisce Pierluigi Di Pasqua, facente parte del Coordinamento insegnanti della Provincia di Imperia – tutti i presenti , circa duecento insegnanti in attesa della nomina ed anche il  Provveditore agli studi della Provincia Franca Rambaldi hanno dato la loro disponibilità allo svolgersi della manifestazione, nonostante quella delle ‘nomine’ fosse una giornata densa ed impegnativa. Con la nostra ‘messa in scena’ abbiamo voluto sensibilizzare tutti, cittadini ed insegnanti’ sulla questione del precariato in generale e, più in particolare, su quello scolastico. Specialmente i docenti non abilitati infatti, ogni anno, sono costretti a vivere in una sitauzione di continua attesa, molte volte non corrisposta, di un posto di lavoro da insegante. Posto di lavoro che, nella stragrande maggioranza dei casi è a tempo determinato e viene comunicato a stagione scolastica già iniziata”

    Vai nella sezione allegati per visualizzare l’intervento alla cerimonia deller nomine ed il comunicato stampa del Coordinamento insegnanti provicia di Imperia

    IL TESTO DEL COMUNICATO

    Come ogni anno l’inizio delle attività didattiche nella scuola è anticipato dalla gioviale ricorrenza della “fiera del bestiame” che, come tradizione vuole, si tiene nell’Istituto per ragionieri e geometri Ruffini di Imperia, lunedì 30 agosto 2010. Gli armenti, torme di eccellenti esemplari di insegnanti precari della scuola secondaria, sono raccolti nell’ampio recinto dell’aula magna per l’inizio della grande asta. Ogni bestia mette in campo il meglio di sé: anni di servizio, corsi di aggiornamento (pagati un occhio della testa), titoli vari e voti a sant’Antonio. Tutto si espone, nella sofferta speranza di essere acquistati da un Istituto per una supplenza annuale e aver così un tetto ed un dirigente. E come ogni anno non ci saranno posti per tutti. Qualche creatura otterrà una sistemazione, forse distante, certamente diversa da quella dell’anno prima, e ancora una volta ripartirà da zero. Sarà al coperto per tutto l’anno, e questo basta a far felice il precario. Per le altre c’è il triste, vuoto, ritorno a casa, con la sola certezza dell’ansia per i mesi a venire, con l’incubo dei giorni passati ad aspettare una telefonata che forse non arriverà mai. Così si sente un insegnante il 30 di agosto. E per molti di noi questa umiliazione si ripete da molti anni, dieci, quindici, venti e per qualche sfortunato anche più.

    Siamo tutti lavoratori che hanno fatto dell’insegnamento la loro professione, apprezzati dai colleghi e spesso desiderati dagli alunni che sanno, con ogni probabilità, di non ritrovare più. Ci mettono in attesa di un posto di lavoro che forse non arriverà: chiamano nome per nome, cattedra per cattedra, ora per ora residua. Uno stillicidio che a volte si protrae il giorno dopo. Chi non sente il suo nome tornerà a casa a mani vuote, e non potrà neanche cercarsi un lavoro!

    Eh si, perché la scuola pubblica non ti esclude, ma ti mette in “pausa”, e se domani gli servi ti conviene correre a prendere servizio altrimenti rimani indietro con i punteggio e sei fuori dal carrozzone. E per quelli più fortunati, quelli che ottengono una cattedra, rimane comunque l’amarezza di essere insegnanti a metà. E in quella metà che gli è negata c’è la possibilità di aver un mutuo o un prestito, c’è il riconoscimento dell’anzianità di servizio, c’è la dignità di essere un insegnante vero, oggi come domani. C’è la possibilità di programmare il futuro.

    Il precariato è solo uno dei mali che affliggono la scuola pubblica ma è molto dolente perché è un male che non dovrebbe esistere. Ci sono i posti di lavoro, c’è la necessità di insegnanti, c’è addirittura una legge che obbligava alla messa a ruolo dei precari. Quel che manca è la volontà del governo per risolvere il problema, manca il riconoscimento della scuola pubblica come bene essenziale da difendere e non come costo da decurtare.

    Il Coordinamento Docenti della provincia di Imperia coglie l’occasione della “Fiera del bestiame” per dare visibilità all’assurda agonia cui è sottoposto un insegnante precario, e lo fa preparando per il giorno della fiera una iniziativa di informazione, che dia visibilità al problema ma  che assolutamente non interferisca con le operazioni di chiamata dei docenti. Sarà un momento
    molto delicato, e per molti di noi anche drammatico, basti pensare che parte dei progetti annuali della famiglia di un precario si basano sull’epilogo di quel giorno, per cui la nostra iniziativa, pur ironizzando sulla situazione, non sarà di intralcio alcuno.

    II Coordinamento si pone anche l’obiettivo di mostrarsi attivo in anticipo sull’inizio delle lezioni, per smentire chi vuole gli insegnanti, anche precari, pacificamente dormienti d’estate, e per iniziare una nuova stagione di lotta per la difesa della scuola pubblica, con l’obiettivo di far conoscere a tutti il gravissimo stato della pubblica istruzione.

    di Luca Simoncelli

    30/08/2010

    fonte

    Imperia: precari come sagome di cartone, bersagliate dai

    dopo la sbornia di mafiosissima 20190

    due notizie mi han molto colpito….

    il precariato….

    e il porto… essendo che oggi the street

    non c’era … parlerò se posso di entrambi

    DUE PAROLE PER IL PORTO IL RESTO

    IL PRECARIATO A BERSANI DAJEEE

    FALLI NERI… AOOO.. STì ZOZZONI

    DEL ULIVO… EHM SCUSATE… ANDO STà

    THE STREET… LUNEDI AL PORTO DI

    PORTO NUN C’è STAVA LA MUSICA UFFI


    MA STI ZOZZONI DI PRECARI…. AOO… FA

    FAMOGLIE DU FOTO AOOOO

    SO FOTO VECCHIE  della manifestazione

    del istituto d’arte…. OPS LICEO D’ARTE

    quello che penso…. beh il precariato ..

    STI ZOZZONI… CON LA SCUSA DEL

    PRECARIATO SE FAN TANTI GIORNI

    DE FERIE EHM DICEVO non si

    non deve sfruttare la gente…. accussi

    come recita il cartello ……  più tagli meno ri

    meno risorse uguale meno cultura…

    EMBE … 2 + 2 = 123 NUN LO SAPEVI

    ANVEDI STò COMUNISTA… TANTO

    MO CI INSEGNA TUTTO A CEPU .

    EHM DICEVO

    c’è chi lotta ancora come ho notato

    positivamente nel articolo di riviera 24

    che ho riportato nel mio blog.. naturalmente

    c’è la fonte…

    OVVIO OVVIO

    vedete… l’insegnamento… è importante..

    MA ANVEDI STò BISCHERO… NUN TE

    METTE A FAR ER PRECARIO… PURE

    STò MESE SE NO SO CAZZI…  EHM

    DICEVO  che è

    davvero importante…. i precari.. avvolte

    passano il loro tempo… aspettando una

    supplenza… ed spesso è difficile trovare

    essa…

    anvedi questo ma che stà addi…

    i precari so invenzione dei comunisti aoo

    la scuola si taglia e nessuno lo sa….. da

    buon blogger….. vi linko un po di link

    per informarvi dove lottano e quando

    lottano

    Sorgenti

    Cgil scuola

    VoceScuola

    Google news (Scuola)

    Yahoo! News: Scuola

    CISL – Scuola Lombardia

    Scuola Magazine

    Tecnodid.it

    lastampa.it – Scuola

    OrizzonteScuola.it

    Repubblica.it

    USP Lecco (Sito non ufficiale)

    fonte

    Sorgenti | Istituto di Istruzione Secondaria Superiore Alessandro

    ma su altre foto ….

    ragazzi mi si dice più privati….

    ma con quali soldi…………

    se le rette son enormi….

    ma aoo c’è andato pure pier piero aoo

    ma altre foto..pure gli skiantos mi dan ragione…

    ma parliamo del porto…

    ma no va tutti sa gianno del esposto

    del pd… tutti già sanno che duman

    ops oggi strescino incontra caltagirone

    quello vero….

    fonte

    Porto di Imperia: danno erariale ed economico, pronto un esposto

    ma altre foto va il tema precariato

    mi interessa…

    pensate se a diventare precari fossero

    gli alberi…. hihi….

    per ora non succede ma chissà…

    comunque imperia… è viva e i precari

    lottino sempre… sempre di più….

    foto foto … mi dite a che servono?

    beh mica esiste solo mafiosissima… hihi

    nella mia testa

    se poi esiste solo mafiosissima hihi… nella vo

    vostra testa???????????

    ditelo…

    picciotti …. ahhh ahhh ahhh

    io voglio precarissima 2010 mi iscrivo

    ma dialoghiamo col precario medio va

    g:scusi lei.. scusi

    s: son un precario dica…

    g: ma non si vergogna.. non

    vota…

    s: azz la precarietà non vota più ormai

    voto coi punti del dixan… con la coda

    per fare la spesa… poi se voto che voto

    pure la sinistra ci abbandono…

    ci ripiglia solo sotto elezioni

    m: ottimmo picciotta ottimo.. minchia

    una picciotta non votante

    g: don tavolino…..

    m: dica

    g: MA LEI OVUNQUE è

    m: eccerto… la mafia da sicurezza hai

    precari… ahhh capisse…

    s: don tavolino son un povero

    insegnante.. mi fate un contratto a

    vita…

    m:  picciotta.. dipende…. assai

    tu chi votasti?

    s: ripeto non voto più.. odio chi fà

    promesse

    m: ottimo fù…. ma per sicurezza..

    tu votasti… per il tizio…posto assicurato

    hai.. ahhh

    s: don tavolino…. lo vista a mafiosissima

    2010

    m: brava picciotta… BRAVA….

    s: verrai a precarissima 2010

    m: ma una manifestazione perenne

    quella non lo sai?

    s: mi tu ci hai raggione don tavolino

    ci stanno pure i cool center..

    m: davvero? ma che si vinte con i cool

    center…

    s: la precarietà a vita

    MA CHE VITA IMMERDA

    CHE COSE

    ULTIME FOTO

    VAQUINDI RICORDATEVI

    PRECARISSIMA 2010

    LE ISCRIZIONI?

    OPEN … TANTO PAGA GHEDDAFFI

    NE ASSUME 200 PER UN GIORNO

    CHE GRANDE UOMO

    P.S.

    INIZIANO I LAVORI IN VIA S.AGATA?

    BEH PRESTO VI FARò SAPERE RAGAZZI

    IO ABITO AL 200 HIHI
    FORZA PRECARISSIMA 2010




    post mafiosissima ora il 4 settembre PARTYGIANO “branca leon …. una storia vera… oggi cazzeggio by guido arci camalli Santuario dei Cetacei

    e dopo MAFIOSISSIMA…. poi ci sarà partygissima

    MO TUTTI LI VI ASPETTI NO…..

    un dolce regalo di fine estate

    Ci saranno pure i lou tapage…

    NCA AD IMPERIA

    04 settembre alle ore 18.30 – 05 settembre alle ore 3.30

    Luogo San Bernardo di Conio – Imperia

    Creato da

    Maggiori informazioni
    3a edizione dell’ormai tradizionale appuntamento musicale in attesa della giornata di ricordo della battaglia di MontegrandeCampeggio gratuito

    Servizio ristoro

    Concerto con i Lou Tapage

    e dj set con Giovannazzo

    ma oggi pollegg… temi più sobri….

    grandi blu cobalto…… yeahhhh

    ehm esempio….. il caldo e di destra o di sinistra

    ???????????

    temi caldi quindi? hihi

    ma il legioniere inverno è alle porte?

    azz ma fà caldo oggi tempo di MARE

    ACCIDENTI A TE però se poi ci tappano la bocca…

    ad imperia non c’è giustizia…

    si esce un ora prima evvai

    temi caldi….. temi caldi…..

    il 3 settembre riapre l’arci guernica…

    temi caldi… temi caldi…..

    però sulla riviera dissero 500 picciotti

    vedi link

    Mafiosissima 2010 cattura 500 spettatori. Il bilancio della

    foto mia yeahhhhh yeahhhh yeahhh

    temi caldi temi caldi

    forza arci camalli picciotti daje….

    temi caldi … temi caldi….

    ho detto temi caldi non  pomodori … caldi

    hihi

    vabbè è uguale…

    ma pure una farfalla… fà tendenza

    non lo sapevate?

    e pure una brava picciotta fà le foto…

    bedde picciotte hihi…

    forza mafiosissima 201o

    notizie dal mondo va


    hihi

    hihi


    Santuario dei Cetacei

    Il tratto di mare compreso tra la costa ligure, quella corsa e quella provenzale vanta la più alta concentrazione di cetacei fra tutti i mari italiani e con tutta probabilità rappresenta l’area faunisticamente più ricca dell’intero Mediterraneo. Per preservare i mammiferi marini della regione e i loro habitat è stato creato un Santuario internazionale dei cetacei del mar Ligure, un’area protetta che in gran parte si trova in acque internazionali e che ha l’obiettivo di tutelare 100.000 chilometri quadrati tra Tolone in Francia, Capo Falcone in Sardegna occidentale e Fosso Chiarone in Toscana. La sede del segretariato si trova a Genova, nei locali di Palazzo Ducale messi a disposizione dalla Regione Liguria .

    La proposta dell’istituzione di un regime di protezione per i cetacei nel bacino compreso tra Corsica , Liguria e Provenza, nasce con il nome di Progetto Pelagos e viene presentata a Milano il 23 marzo 1990 dall’Istituto Tethys, organizzazione non-profit per lo studio e la tutela dell’ambiente marino e dall’Associazione per la Fondazione Europea Rotary per l’Ambiente, che ne ha finanziato lo studio preliminare. Già dall’estate del 1988, però, l’Istituto Tethys inizia una serie di ricerche sui cetacei nei mari italiani, e in particolar modo nel bacino corso-liguro-provenzale, da cui appare chiaramente, in termini di frequenza di avvistamento, la netta superiorità di quest’ultima regione sui restanti mari d’Italia. Nel 1992 viene effettuato un censimento sulla superficie del futuro Santuario, che consente la stima numerica delle stenelle (32.800 esemplari) e delle balenottere comuni (830 esemplari), presenti nella zona nel periodo estivo. Contemporaneamente viene istituita una commissione di lavoro, composta da rappresentanti francesi, italiani, con la partecipazione di esperti del mondo scientifico, giuridico e ambientalista. La commissione ha come obiettivo la stesura del testo della Dichiarazione congiunta relativa all’Istituzione di un Santuario Mediterraneo per i Mammiferi Marini. Questa dichiarazione prevede l’istituzione del Santuario, la designazione di un’autorità competente a coordinarne la gestione, e l’adozione di misure appropriate (tra cui il divieto di catture deliberate e di turbative intenzionali per motivi di ricerca, l’uso di reti pelagiche derivanti, la lotta contro l’inquinamento, la regolamentazione ed eventualmente il divieto di competizioni off-shore, la regolamentazione delle attività di whale-watching, e infine l’incoraggiamento di programmi di ricerca e di campagne di sensibilizzazione del grande pubblico) per garantire ai mammiferi marini della regione e ai loro habitat uno stato di conservazione favorevole. Si arriva così alla firma della Dichiarazione, sottoscritta a Bruxelles il 22 marzo 1993 dal ministro dell’ambiente francese Ségolène Royal, dal ministro dell’ambiente italiano Valdo Spini e dal ministro di Stato del Principato di Monaco. Solo sei anni dopo, nell’ottobre del 1999 i ministri dei tre stati si riuniranno a Roma per la firma definitiva che sancisce la nascita ufficiale del Santuario, la cui idea originaria era stata sviluppata dall’Istituto Tethys quasi 10 anni prima.

    Santuario dei Cetacei

    Nel corso di numerose campagne di ricerca, all’interno del Santuario, sono stati avvistati più di diciannove mammiferi di specie diverse, tra i quali Tursiopi, Delfini Comuni, Orche, Balenottere Minori e Capodogli. Di queste specie, sette stazionano stabilmente nel Santuario dei Cetacei e altre cinque vengono avvisate con regolarità nel corso delle escursioni. Il WWF Liguria realizza l’attività di whalewatching dal 1998, in collaborazione prima con i Battellieri del Porto di Genova, oggi con il Consorzio Liguria via mare, con la duplice valenza di sensibilizzare turisti sulle problematiche del Santuario Internazionale dei Cetacei e di reperire dati scientifici grazie agli avvistamenti realizzati nel corso delle uscite. Saltuariamente vengono utilizzati anche degli speciali idrofoni per captare i suoni con i quali i cetacei comunicano e si tengono in contatto sottomarino anche a grandi distanze. I battelli partono dai porti di Genova e Savona ma anche da altri scali minori della Liguria

    fonte

    Santuario dei Cetacei

    29 agosto mafiosissima 2010 foto foto di mafiossima 2010 partygiano 4 5 settembre 2010 Città Nuove Corleone: La borghesia mafiosa di Reggio Calabria

    or bene eccovi le ultime foto di MAFIOSISSIMA

    2010

    lo spirito goliardico del evento… forse non

    è stato apprezzato…. or bene.. or dunque

    del resto era un gioco… solo un gioco…

    però penso a quello detto da lanteri ” per il

    sindaco zoccaratto trovatelo voi il clone

    mica posso fare tutto io.. mi han chiesto

    di fare maria stella gelmini” beh il sindaco

    di imperia dovrebbe sorridere di aver

    un clone che lo possa sostituire sempre-

    scherzi apparte… speravo venisse il sindaco

    ahime ha deciso di non venire… ne prendo

    atto… spero aiuti ad sconfiggere la mafia

    ne son sicuro… del resto è il sindaco di tutti

    no?

    ma or veniamo a noi….dunque gli ottimi dj mayo e giorgio montanari..

    si son fatti valere…. e la discussione .. sulla mafia

    è subito stata rilassante… yo yo…

    infatti i due picciotti si son guardati attorno…

    per cercare nuovi adecti per la cosca….

    sembra abbiano trovato tale matteo lupi

    presidente di LIBERà .. sembra volesse convincerli

    che la mafia è brutta….

    ma il gran capo …. non era d’accordo

    e …

    e rapi… tal relatore sulle eco mafie

    che pure lui voleva convincerci che la mafia

    è brutta…

    ma il capo dei capi non era d’accordo…

    ello era molto incazzato

    si accontento con piccioti seri… picciotti dj

    ed picciotte fotografe che  adesca nuovi

    picciotti…

    ma il boss dei boss riposava

    e c’era chi se la rideva

    hihi

    questa è mafiosissima 2010… solo satira

    e un pò di serietà alla fine

    infatti solo alla fine i picciotti han fatto cantare

    i tre relatori

    oratori contro la mafia….

    ma la mafia e bedda..

    parola di monnalisa…

    bedda è la mafia

    beddo è il clan di imperia ahh

    i picciotti vi aspettassero a partigyano

    mii non mancate se no a schifio finisse aaahhhh

    notizie dal mondo va

    sabato 28 agosto 2010

    La borghesia mafiosa di Reggio Calabria

    di ALBERTO CISTERNA*

    A Reggio Calabria si sta consumando uno scontro dal quale potrebbero emergere indicazioni vincolanti per chi voglia veramente porsi il problema di cancellare le mafie. Cosa sta accadendo nella città dello Stretto? Uso immagini suggerite dal procuratore Pietro Grasso e da altri osservatori. Succede che un potere «altro» dalla ‘ndrangheta, e quindi «oltre» la mafia, utilizza per i propri obiettivi le cosche senza escludere, quando serve, la componente militare. Da più parti si sostiene che dietro l’ennesimo attentato, il più grave, contro il procuratore generale Di Landro, si dipanino le strategie di una ‘ndrangheta fortemente saldata a zone oscure della società calabrese e che la scelta di colpire a fondo il capo della magistratura inquirente sia il frutto di un convergente interesse delle cosche e di non meglio identificati poteri occulti. Che in Calabria massoni deviati, frammenti dei servizi segreti, altri interessi illegali abbiano agito in profondità, anche in collegamento con la ‘ndrangheta, non è seriamente discutibile; ma lo scenario reggino sembra evocare altri protagonisti.

    Gruppi d’interesse che avvertono come una minaccia l’intenzione degli apparati giudiziari reggini di affondare il bisturi nei gangli di quella che viene ormai definita borghesia mafiosa. Si teme che quest’azione provochi il ribaltamento del sistema di potere che ha assicurato prestigio sociale usurpato, ricchezze poco trasparenti, relazioni equivoche con le istituzioni. Reggio, da questo punto di vista, si offre come una sorta di laboratorio a cielo aperto in cui lo Stato ha la possibilità di meglio comprendere e affinare le strategie che possono spazzare anche nel resto del Paese il groviglio tra mafia ed élite compromesse, ovunque in crescita come metastasi. Si può spezzare l’area in cui vengono stretti gli accordi e individuare le reciproche convenienze tra ‘ndrangheta e borghesia mafiosa da intendere non come marginali poteri oscuri, ma come una sottosocietà di professionisti, imprenditori, politici, uomini delle istituzioni che in una collettività virtuosa non avrebbero trovato spazio. Quest’area di libero scambio tra mafia e parte della società è la vera calamità che il Paese deve affrontare a Reggio e un po’ ovunque in Italia. Bisogna saperlo: non sarà facile.
    La cecità colpevole, direbbero gli anglosassoni, di componenti delle classi dirigenti reggine è uno dei fattori che alimenta l’arroganza della ‘ndrangheta contro Di Landro e altri magistrati che operano in Calabria. Un giudice che vive in città da anni stimato e benvoluto, si trova improvvisamente al centro di una progressione criminale mai vista in quella terra. Quasi che si intenda punire in modo esemplare chiunque minaccia, con il solo ossequio ai propri doveri, il patto silenzioso con la ‘ndrangheta. Si badi bene, è un patto che non comporta necessariamente un diretto coinvolgimento della borghesia mafiosa nelle trame criminali intrecciate attorno a droga, sangue, tangenti. Si cammina in una terra di nessuno fatta di nebbie, miraggi e allucinazioni. Un territorio senza confini nel quale ciascuno ha inserito ciò che ha voluto: massoneria, servizi segreti, terzi livelli e grandi vecchi, non volendo riconoscere che in quell’acquitrino, a guardare bene, c’era soprattutto l’immagine di una parte non trascurabile dell’Italia dei cinici e dei mascalzoni.

    fonte

    Città Nuove Corleone: La borghesia mafiosa di Reggio Calabria

    29 agosto mafiosissima 2010 ” mi innamoro della pizzica e della pizza fritta ” foto mafiosissime 2010 parte 2″ vota antonio la trippa by guido arci caMALLI

    g:don tavolino…. don tavolino… MI SON

    INNAmorato  della pizza… notturna ahh

    M: miii tu si pazzo

    g: nun è questa picciotta ahh

    m: della pizza notturna della galeazza

    g: idda piccotta seria fù….. ahhhh

    m: miii miii piccotto a tu sia santo guido don

    picciotto de s.agata

    m: mi stà pizza e pizza…. mi attento che il sindaaco

    si arrabbia a cu tia ahhhh

    G: mi don tavolino zitto tu stai

    m: e vero del mafia  se non se ne puòparlare ahh

    g: nun te buttare picciotto

    m: fidato piccotto ahhhh

    g: mi picciotto non mollare il porto ahh

    m: mi u sindaco di casa mia

    g: zittu tu stia don tavolino se mi chiudono…. zittio

    m: mi ma è goliardia insomma…

    g: mi è un fatto di serietà … nun se può

    usare il tricolore capissi.. solo le strisce

    pedonali …hihi

    m: i picciotti che con rispetto salutano

    il sindaco di casa mia

    g: don tavolino son rispettosi ahhh…

    m: momento serio….

    g: son quelli che vogliono convincere che la mafia

    è brutta brutta

    ebbe io scherzo così come ha scherzato

    mafiosissima 2010… dispiace non sia venuto

    il sindaco… pazienza…. nessuno si offenda ma la

    goliardia è impoertante di questi tempi

    GRANDE PIZZICA…. YEAHHH

    NOTIZIE DAL MONDO

    MotoGp, Indianapolis: Rossi “Ci divertiremo”

    sab, 28 ago 22:48:00 2010

    Valentino Rossi è abbastanza soddisfatto, nonostante il settimo posto: “La moto va abbastanza bene, domani sarà divertente”. Il ‘Dottore’ è caduto nel finale delle prove e non ha potuto migliorare: “Sono un pilota alla prima esperienza – ha detto con ironia – devo ancora fare strada. Il problema per domani è che ho finito le tute, sono tutte graffiate. Seriamente, non mi succedeva una cosa del genere dal 1996, credo, ma è sempre sulla curva 6 e sulla buca che c’è lì che sono caduto”.

    Il pilota di Tavullia sente di essere in crescita: “Mi sento meglio perché sto ricominciando a guidare abbastanza bene. Comunque domani sarà una gara un po’ strana, perché vedere me, Pedrosa e Stoner tra seconda e terza fila non so da quanto tempo non capitava”. Lo pole di Spies: “Mi fa piacere che Lorenzo abbia un pilota forte accanto a se per il prossimo anno. Chissà se terrà il muro…”.

    Per maggiori informazioni vai sul sito di Datasport

    fonte

    MotoGp, Indianapolis: Rossi “Ci divertiremo”

    28 AGOSTO MAFIOSISSIMA 2010 ” LE FOTO MAFIOSISSIME 2010″ BY GUIDO ARCI CAMALLI

    C’è CHI PENSA CHE I PICCIOTTI SIANO ABUSIVI

    DON TAVOLINO MI DISSE:

    “PICCIOTTO TU DEVI CONTROLLARLI”

    ed io risposi:

    don tavolino senz’altro

    picciotto del pd che fà il DJ …. AHHH

    don tavolino è un asfigliato ormai…

    m: picciotto rumoroso fù ahhh

    g: questo picciotto un altro del pd fù capisse

    m: mi lo freddasti?….. mi un abusivo fu..

    g: don tavolino …. non c’è lo fatta ….

    picciotto spavaldo fù …

    m: quanti soldi beddissimi sono ahhh

    g: tributo a vossia… don tavolino….

    m: i picciotti troppi buoni ahhh ahh

    m: sti picciotti son da premiare pure

    da sponsor ci fanno ahhh ahhh

    g: visto don tavolino ….. affigliatevi …. ahhh

    m: ma c’è un mafioso in tutta la sinistra

    capisse…. ahhh capisse…

    g: don tavolino tu si che sei più avanti…

    m:abbiaamo pure beddissime picciotte ahh

    g: don tavolino nun se va nun se va

    m: tu zitto picciotto zitto ………

    g: nun mi rebellai se no in tu turrente

    impero finissi ahh

    m: beddo picciotto tu si che capissi….

    beddissima picciotta ahhh

    m: le eco costruzioni bravi picciotti …. bravo

    g: visto don tavolino…. son picciotti seri..

    ahhh

    m: mii in un bagno di sangue finisse ahhh

    g: don tavolino no no

    m: mi son picciotti fidati o no?

    g: si don tavolino si

    m: ahhh finalmente un picciotto

    un fedelissimo…. ahhhh ahhhh

    g: visto don tavolino lui spara ….. 16 spizzi

    d’acqua al minuto ahhh

    hihi naturalmente si scherza e si gioca

    GRANDE MAFIOSISSIMA 2010

    GRAZIE A TUTTI … GRAZIE A VOI

    HO SCOPERTO CHE LA MAFIA C’è

    CONTINUA CON ALTRRE FOTO….


    NOTIZIE DAL MONDO VA

    Il caso della tessera del tifoso che non c’è

    La partenza del nuovo progetto rischia a breve di complicare ulteriormente la situazione

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    Diminuiscono gli abbonati. E le card molto spesso non sono ancora pronte

    Il caso della tessera del tifoso che non c’è

    La partenza del nuovo progetto rischia a breve di complicare ulteriormente la situazione

    ROMA — A Napoli, piazza caldissima, il questore ha lanciato un allarme forte e chiaro: «Qui la tessera del tifoso non l’ha richiesta nessuno». E c’è timore visto che la trasferta di Firenze di domenica è aperta soltanto ai possessori della card. A Udine c’è chi ha fatto la card nonostante qualche problema kafkiano (per gli austriaci che tifano bianconero, perché non avevano il codice fiscale in quanto non residenti…). Ma 3 mila tessere non saranno pronte per la gara con il Genoa. A Pisa c’è grande paura per la gara casalinga del 5 settembre: l’ultima volta, infatti, sono volati sputi e minacce tra i fan nerazzurri pro-tessera e i contestatori. Spaccato della spaccatura che vive il mondo del tifo: duri e puri contro allineati, bollati come «servi dello stato» o «ultras profit», perché non hanno voluto rinunciare per una battaglia ideologica al business della curva.

    Forse sarà la panacea del problema della violenza negli stadi (già, ma negli autogrill, nelle stazioni, negli incroci pericolosi?). Forse, dopo decenni di lassismo in cui si è voluto confinare nello stadio, e nella fattispecie nelle curve, il conflitto antagonista giovanile tipico della società contemporanea, è l’inizio di un’inversione di tendenza. Anche ieri il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, contestato violentemente dai tifosi dell’Atalanta alla Festa della Lega Nord ad Alzano Lombardo (lancio di petardi, scontri con la polizia e diversi agenti feriti il bilancio della serata), si è dichiarato «soddisfatto» per la partenza del progetto. Ma la «tessera del tifoso» rischia, nel breve periodo, di alimentare i problemi anziché risolverli.

    Il primo dato concreto è che ancora meno gente andrà allo stadio: gli abbonamenti segnano una flessione del 20%. Un dato allarmante per il malandato calcio italiano. Per libertà di scelta, anche chi non è ultrà e non ha mai pensato di esserlo nella vita, dopo biglietti nominali, necessità di un documento per un bambino di 8 anni, odissee fantozziane nella burocrazia più ottusa per una partita di pallone, c’è chi non ne ha potuto più e ha finito per dire addio allo stadio e aderire alla sempre più ricca offerta televisiva.

    Se il fine della tessera, invece, è creare il tifoso ufficiale, eliminando quella sacca di gruppi violenti, politicizzati (già ma sotto le elezioni hanno sempre fatto comodo a tanti politici…), legati alla criminalità organizzata, il risultato immediato è stato spingere nella sfera dell’antagonismo e del non-controllo una serie di gruppi borderline, vivaci, non esattamente dei boyscout, ma con cui c’era dialogo da parte delle forze dell’ordine. E che soprattutto erano conosciuti e riconosciuti. Il rischio è che le curve (dove il processo di erosione dei leader riconosciuti era già in stato avanzato) siano sempre più regno di «cani sciolti», che compreranno, volta per volta, il biglietto, che magari viaggeranno in maniera anonima e incontrollata (una volta si sapeva chi e da dove partiva), visto che la «tessera del tifoso» è obbligatoria per accedere al settore ospiti nella gare fuori casa. Ma, se come è accaduto in passato già per partite in cui il settore ospiti era chiuso, i tifosi ospiti (come fecero i Grifoni in occasione di un Roma-Genoa destando al loro arrivo non poco allarme) comprassero i biglietti di un altro settore, che cosa potrebbe succedere.

    I sindacati di polizia hanno già lanciato l’allarme. Dopo Inter-Roma di Supercoppa (gara per cui l’ex sottosegretario all’Economia, Paolo Cento, ha duramente criticato il ministro Maroni per la gestione dell’ordine pubblico visto che nerazzurri e giallorossi erano a stretto contatto), Franco Maccari, segretario generale del Coisp, il sindacato indipendente di polizia: «È assordante il silenzio di Federcalcio e Lega. Il ‘‘governo del calcio’’ tace. Tace perché poi, quando il rischio diventerà emergenza, a contrastare il fenomeno ci saranno sempre gli uomini e le donne delle Forze di Polizia costretti a combattere una vera e propria battaglia».

    Da sabato, poi, la Lega dovrà verificare se gli accessi privilegiati e le altre agevolazioni per i possessori delle tessere saranno veri o mere promesse dei club. Ma il vero nodo sarà capire se veramente a chi ha la tessera sarà possibile andare in quelle trasferte che da anni sono vietate: Napoli, solo per fare un esempio, per i romanisti. Il Milan è il club modello per adozione della card (l’hanno spedita anche a chi è transitato una volta per caso da San Siro). Ma l’anno scorso per scongiurare l’arrivo a Genova dei rossoneri in possesso della card si decise di giocare Genoa-Milan, gara ad altissimo rischio, a porte chiuse con forte irritazione degli abbonati rossoblù. Così accadrà per Nocerina-Cavese di domenica. Gara di Prima Divisione, dove l’adozione della tessera del tifoso è un vanto. La prefettura di Salerno ha deciso la disputa a porte chiuse. Anche per chi ha la tessera. E le società hanno fatto ricorso: benvenuti in Italia.

    Roberto Stracca
    26 agosto 2010

    FONTE

    Il caso della tessera del tifoso che non c’è – Corriere della Sera